GIRO DI VITE

AUTORE: Henry James
CASA EDITRICE: Newton Compton editori



[…] Se il bambino aggiunge l’effetto di un ulteriore giro di vite, che ne direste di due bambini…».
A quel punto qualcuno lo interruppe.
«È ovvio che diremmo che due bambini equivalgono a due giri di vite! E inoltre diciamo che siamo ansiosi di conoscere questa storia!»

Giro di vite è la lettura che ho scelto per Halloween, l’ho trovata perfetta per questo periodo.
Un romanzo breve o racconto lungo, a dir si voglia, pubblicato nel 1898 ma estremamente contemporaneo, che rientra nel genere horror e nelle Ghost Stories.
Ha avuto una grande influenza al tempo, come tutt’oggi; lo stile narrativo, del tutto disorientante, come la struttura del racconto, sono un qualcosa di innovativo, negli anni discusso e contestato.
La perfezione della narrazione, ha una scrittura raffinata che sposa in modo perfetto la trama -originaria del tempo in cui fu scritto il romanzo-, che si lascia leggere tutta d’un fiato, senza essere rallentata da paroloni o fraseggi pesanti.
Vi è uno studio dei personaggi, una introspezione psicologica magnifica; non esiste altro termine per definirla.

In origine, Giro di vite fu pubblicato a puntate sulla rivista letteraria Collier’s Weekly.
Secondo la tradizione britannica, molte delle storie di fantasmi venivano lette durante il periodo di Natale.
È infatti così che si apre questo racconto, con un dialogo tra una combriccola di persone riunite intorno al fuoco che si raccontano storie di fantasmi -situazione che permette al lettore di entrare a far parte del gruppo-, fino ad arrivare a una che pare sia successa per davvero, con tanto di trasposizione scritta da parte di colei che l’ha vissuta e diventerà la vera protagonista della vicenda.
Il suo nome è miss Giddens, una giovane fanciulla che viene sopraffatta dal fascino di un ricco uomo, che riesce a convincerla ad accettare il lavoro di istruttrice per i suoi due nipoti orfani residenti in una magione a Bly, in campagna (dei quali meno lui sa, meglio sta).

Già a questo punto del racconto, il luogo sembra irreale e insinua nella mente del lettore i primi dubbi sulla sua veridicità.
Flora e Miles sono i nomi dei due bambini, che vivono appunto in questa magione, assieme ai domestici e alla governante, mrs. Grose.
Appena miss Giddens arriverà nella proprietà, immersa nella campagna inglese, farà la conoscenza della piccola Flora, restando ammaliata dalla sua bellezza, dalla sua educazione e dalla voglia di vivere tipica dei bambini, ma senza mai scaturire nell’esuberanza. Trova un gran piacere nel trascorrere il tempo in sua compagnia.
Avrà la stessa impressione con Miles, al momento non presente nella casa perché in collegio; dal quale verrà espulso.
Questo avvenimento farà scattare, nella testa della protagonista, una serie di quesiti che non trovano risposta. Non riesce a spiegarsi la motivazione di quella brusca espulsione e neanche noi lettori la scopriremo mai davvero.



Trattandosi di una Ghost Stories, i fantasmi sono presenti e sono quelli del maggiordomo Quint, morto in una situazione bizzarra, e della istruttrice che l’ha preceduta, scomparsa nel nulla. Appaiono malefiche: lui la fissa infastidito, concentrato a cercare il bambino, lo stesso per la donna, vestita da lutto, focalizzata sulla bambina.
Saranno questi atteggiamenti a insinuare nella testa della povera ragazza, la convinzione che questi due fantasmi, appartenenti a persone che già in vita non spiccavano per la loro bontà d’animo, volgiano possedere i due bambini e renderli malvagi.

Ma il punto è proprio questo: questi fantasmi esistono davvero? Crediamo in miss Giddens oppure siamo consapevoli che sta impazzendo, cadendo ossessionata nelle sue supposizioni che la porteranno a restare sveglia durante le notti per proteggere i bambini?

L’orrore non si vide, ma lo si percepisce nella stanchezza d’animo di miss Giddens, nella rottura della razionalità, nel non detto che lascia spazio alla nostra immaginazione.

Henry James, appunto, rimane ambiguo, lasciando molte questioni aperte; in questa maniera i lettori si spaccano in due fazioni: chi accetta il “non detto” e chi invece vuole, necessita di un chiarimento (io rientro appieno in questa seconda, la mia curiosità vuole essere saziata).
È ovvio che c’è una motivazione a queste scelte stilistiche: con la predominanza dell’ignoto, l’autore mantiene alta la suspense, non perde tempo a rispondere alle domande che sorgono spontanee durante la lettura ma lascia direttamente le redini in mano al lettore, che a fine lettura avrà azzardato le suo ipotesi senza rendersene conto. Indaga sulla psicologia umana e le ambientazioni, come il genere richiede, fanno da padrone, come l’importanza delle luci, che giocano un ruolo fondamentale preannunciando le apparizioni o situazioni drammatiche.
Una scelta degna di nota è quella di non raccontare il passato degli eventi, cosa è successo a Bly, come sono morti i due fantasmi? Questa decisione ha il potere di mantenere alta l’ansia e l’attenzione del lettore.



Giro di vite è stato fonte di ispirazione per numerosi autori, scrittori e registri.
[…] James riuscì a togliersi di dosso i suoi fantasmi, e una volta scritti sulla carta forse se ne innamorò, di certo imparò a convivere con quelle orripilanti presenze.

Per gli amanti delle ghost stories, questo è un romanzo da leggere, per rendersi conto della genialità dell’autore.

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