SHOW, DON’T TELL.
PAROLA D’ORDINE: COINVOLGERE
“Non dirmi che la luna splende, ma mostrami il suo riflesso su un vetro rotto. ”
(
(forse, Cechov)
Se hai seguito corsi di scrittura creativa, letto libri, oppure ti sei informato sommariamente, ti sarà di sicuro capitato di sentire questa frase: show, don’t tell.
Bene, come editor e scrittrice la ritengo il caposaldo del concetto di scrittura moderna, qualsiasi genere tu ti senta affine.
Non è solo la scelta più efficace, ma la meno semplice e quindi un punto di svolta per il vostro livello di scrittura, sia nel senso letterale del termine, che nel trasmettere emozioni, un concetto, uno stato d’animo attraverso le parole.
Vediamo nello specifico a cosa si riferisce e come metterlo in atto.
DON’T TELL. E SOPRATTUTTO, COINVOLGI
La medesima frase descrive in poche parole il concetto base da seguire: mostra, non dirlo. Perché, se lo spieghi, riporti una sorta di elenco di cose che il lettore dovrebbe vedere. Se invece lo mostri, il lettore non solo vedrà attraverso gli occhi del personaggio, ma proverà le sue stesse emozioni di quel momento da te “descritto”, immedesimandosi in esso.
Perché, alla fine, lo scopo è sempre quello: coinvolgere il lettore.
CONCETTI CHIAVE
Prima di tutto, un ottimo esercizio da fare quando si è in dubbio se c’è troppa descrizione, e quindi detto troppo anziché mostrarlo, è prendere la parte di testo in questione e provare a riscriverla nelle due maniere.
- Le brevi azioni tra un dialogo e l’altro esprimono lo stato d’animo di quel momento.
Esempio:
«Sono la tuafan numero uno»
Annie sistemò il vassoio sul letto, con cura eccessiva.
«Lo so».Paul strinse le dita nel lenzuolo.
[Misery, S. King]
Non vi è violenza, ma le parole gentili sono accompagnate da gesti inquietanti. E Paul, in risposta, non dice di avere paura, ma lo mostra con lo stringere il lenzuolo.
- Restando sui dialoghi, altre volte la loro brevità ed essenzialità sono tutto.
Esempio:
«Sei stato lontano».
«Sì».
«Molto».
[Seta, A. Baricco]
Il dialogo è breve, ma in queste poche righe il lettore comprende la freddezza all’interno della coppia e la fatica nel parlarsi.
- Per descrivere un luogo, immaginate cosa attira l’attenzione del personaggio quando entra in una stanza o in un luogo e mostratelo così com’è, cercando di trasmettere la stessa emozione senza cadere in un elenco di oggetti.
Esempio:
L’Istituto era enorme, un grande spazio cavernoso che non sembrava costruito in base a un progetto ma scavato nella roccia dall’acqua e dal passare dei secoli. Attraverso porte semichiuse, Clary intravide innumerevoli stanzette identiche. [Shadowhunters, Città di ossa. C. Clare]
Qua il lettore capisce da solo che non è un luogo accogliente, e mostra com’è la vita di chi vive lì, sacrificata alla missione.
- Scegliere verbi mirati, evitando l’utilizzo compulsivo di quelli più comuni come essere, avere, sapere, sentire, etc…
Esempio:
Verbo scricchiolare, “Il pavimento scricchiolò sotto i suoi passi”
Trasmette tensione, attesa.
Verbo incombere, “L’hotel incombeva su di loro come una cosa viva” [The Shining]
La percezione visiva lo rende minaccioso senza dirlo.
Verbo scivolare, “Lo sguardo le scivolò sulle pareti spoglie” [Shadowhunters]
Mostra distacco, senza nominarlo.
- La Teoria dell’iceberg di Ernest Hemingway potrebbe essere d’aiuto per comprendere meglio il concetto di Show, don’t tell.
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IN CHE MANIERA DOSARSI CON QUESTA REGOLA
Dopo tutto questo, non voglio dire che bisogna solo mostrare e mai dire. Sono scelte da soppesare di fronte a una scena e capire dove è meglio mostrare emozioni e dove invece muoversi velocemente con frasi sintetiche o brevi riassunti.
Da un corso che feci qualche anno fa di Alessandra Perotti, ho appreso un dettaglio importante a riguardo del show, don’t tell: quanta distanza vuoi creare in una scena?
Mostri: ravvicinata al pov.
Dici: distante.
E comunque, questa “regola” di scrittura -l’ho virgolettata perché ognuna di essa, all’interno del contesto di scrittura, non va presa alla lettera al cento per cento, ma dosata- si affaccia a una tipologia di scrittura temporanea.
Per gli amanti dei romanzi ottocenteschi come me -meglio se siano gotici-, il fatto di arrivare dritti al punto in modo lineare è un concetto molto lontano, inesistente.
ESEMPI PRATICI
Concludo con degli esempi che spero possano esservi d’aiuto per comprendere a pieno l’importanza del show, don’t tell all’interno di un romanzo (funziona anche con manuali o biografie) e di come la scrittura arrivi a un livello di originalità e forza.
Un autore che mi viene subito alla mente è Alessandro Baricco; oltre a essere il maestro del show, don’t tell, la sua scrittura ha qualcosa di magico:
Tratto da Seta: “Hervé Joncour restò a lungo seduto, senza far nulla”.
Questo è show puro, Baricco non dice mai che Hervé è disperato, lo mostra con l’immobilità, che trasmette shock, vuoto, dolore trattenuto.
Tratto da Oceano mare: “Il mare non si vedeva, ma si sentiva”
L’atmosfera è realizzata attraverso sensazioni. Il lettore percepisce la distanza e l’inquietudine del luogo.
Un altro autore da citare è il Re dell’orrore, Stephen King, con la sua opera It:
“La bici cadde a terra. Bill non se ne accorse”.
King non dice che Bill era terrorizzato, ma con quel gesto mostra paralisi, mente svuotata, shock.
Anche Neil Gaiman, con il suo American Gods:
“Odino sorrise. Il sorriso non arrivò agli occhi”.
In questo caso il volto tradisce ciò che le parole nascondono. Gaiman non dice che è manipolatore o pericoloso.
Poi c’è lei, la mia regina Anne Rice:
Tratto da Intervista col vampiro: “Il battito del suo cuore mi arrivava come un richiamo”.
Louis ha sete di sangue e il lettore lo capisce da questa sua perdita di controllo, attrazione fisica per la vittima.
Tratto da Scelti dalle tenebre: “Sorrise, mostrando appena i denti”.
Questa azione trasmette minaccia e seduzione senza dirla.





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