PUNTO ESCLAMATIVO, COME UTILIZZARLO IN NARRATIVA

Riflettevo sul possibile argomento da cui partire per scrivere il mio prossimo articolo, e ho iniziato a pensare a quale aspetto della scrittura mi sarei potuta concentrare per dispensare aiuto ad autori emergenti. Poi mi è venuto in mente un “errore” comune che ho riscontrato in quasi tutte le opere che ho editato: il punto esclamativo.
Ho virgolettato la parola errore in quanto l’utilizzo del punto esclamativo non è un errore di per sé.
Ma muoviamoci con logica.

NEI SEGNI DI PUNTEGGIATURA, COSA È IL PUNTO ESCLAMATIVO?

[riporto direttamente da Treccani]

Il punto esclamativo è un segno di interpunzione e serve principalmente a dare istruzioni riguardo l’intonazione che deve assumere l’esecuzione orale di un enunciato.

In parole povere è utilizzato per enfatizzare emozioni o toni forti, che possono essere di gioia e felicità, ma anche paura, sorpresa o rabbia.

Esempi:

«Che bella giornata!»

«Scappa!»

«Non ci posso credere!»

«Che spavento!»

PERCHÉ RITENGO UN ERRORE IL SUO UTILIZZO?

Parto col contestualizzare che questa mia affermazione si limita al mondo della narrativa. Se già ci spostassimo in altre realtà come il fumetto, la pubblicità, attici giudiziari, è tutto un altro discorso.

Dunque, abbiamo detto che il punto esclamativo serve per enfatizzare un’emozione, sensazione. Bene, perché non farlo con le parole? 
Mi spiego meglio: possiamo ricreare la stessa tensione narrativa attraverso le situazioni che sta vivendo il personaggio? Con le parole possiamo far provare le stesse emozioni al lettore?
In un determinato dialogo c’è l’esigenza di concluderlo con un punto esclamativo, o rileggendo il paragrafo ci rendiamo conto che è inutile e possiamo sostituirlo con un punto?
La risposta è semplice: certo che sì! (e qua ce lo metto il punto esclamativo perché voglio che sentiate i miei pugni sulla scrivania mentre urlo questa affermazione).

Se agite in questa maniera, utilizzando in modo sporadico il punto esclamativo, se non una o due volte nel vostro romanzo, quelle rare occasioni saranno di maggior impatto per il lettore.
Al contrario, inserendole sempre in quasi ogni dialogo, il punto esclamativo perderà la sua forza, trasformandosi in un segno grafico fastidioso da vedere.

CONCLUSIONI

Valutate bene l’utilizzo del punto esclamativo all’interno nel vostro testo, siate consci del potere delle parole e di quanto con queste potete trasmettere senza sotterfugi che, senza volerlo, potrebbero impoverire la vostra opera.

[Francis Scott Fitzgerald odiava il punto esclamativo, come Ernest Hemingway che massimo lo utilizzata una volta sola. Un esempio Il vecchio e il mare.]

Di seguito riporto alcuni esempi per mostrare in versione pratica quanto detto fin qua:

versione1

«Sei ancora arrabbiato?!»
«Non sono ancora arrabbiato.»
«Oh sì che lo sei!»

versione2

«Sei ancora arrabbiato?» gli domandò lanciandogli uno sguardo truce.
«Non sono ancora arrabbiato.»
«Oh sì che lo sei, invece» gridò facendo un gesto accusatorio al fratello.

versione1

con uno sforzo brutale scomposi la materia, facendola fluttuare via in un turbine di detriti.
«Dobbiamo muoverci! Adesso!»

versione2

con uno sforzo brutale scomposi la materia, facendola fluttuare via in un turbine di detriti.
«Dobbiamo muoverci», le strinsi il braccio per avere la sua attenzione.
Il sudore mi imperlava il volto. Lei mi fissò con uno sguardo terrorizzato
«Adesso»

versione1

«Maledizione Ginevra!» urlò Marco.

versione2

«Maledizione, Ginevra» l’urlò di Marco arrivò carico di rabbia dalla stanza accanto.

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